La Mariani scrive un diario in versi su cui campeggia l’interrogativo di chi ha la sensazione di non aver capito bene la logica del senso comune, e il dubbio di non essere stato bene informato sulle regole della vita.
La lingua è una lingua comune e media, semplificata, quasi da abbecedario, animata da un lindo e spiritoso estro ritmico.
Ciò che sorprende di più nelle poesie della Mariani è l’incontro di una particolare anima smarrita con un insieme di oggetti e di circostanze, non meno misteriose e insidiose per il fatto di appartenere alla più prevedibile quotidianità. Di qui certi crudeli ed esilaranti effetti buñueliani.
La favola della vita – e la favola della bambina che si perde nel bosco della vita – investe con i suoi sprazzi di luce tragicomica una cronaca esistenziale: piccole parabole, perplesse autoderisioni, constatazioni terribili e lapalissiane, appunti di un giornale di ricerca della saggezza minima e necessaria per vivere.




