L’utilità e il danno di fare le valigie. Riflessioni per quelli che amano viaggiare.
Alessandro Tomasi

A me non piace viaggiare. Questo non sarebbe un problema se non fosse che i miei amici e conoscenti, invariabilmente, ogni volta che lo dico, mi guardano come se fossi impazzito. Rifiutare il viaggio non è cosa da niente, lo so benissimo.


C’È UN VIAGGIO IN OGNI PERCORSO

Il fascino del viaggio ha radici profonde. Nel Medioevo, per esempio, la possibilità di andare via era una delle due caratteristiche essenziali dell'uomo libero (la seconda era il diritto di portare armi). L'evoluzione del viaggio era percepita come uno sviluppo dalla necessità alla libertà.

Oggi, il viaggiare è parte integrante di ciò che pensiamo di essere. E’ una filosofia nel senso che l'intenzione, il modo, e il fine del viaggio indicano non solo un carattere, ma anche certi valori e credenze che solo riconosciamo quando approfondiamo la conoscenza che abbiamo di noi stessi e degli altri. Quindi, negare la mia disponibilità al viaggio, sembra avere la conseguenza di negare agli altri la possibilità di conoscermi, o sembra dire che la mia filosofia è diversa dalla loro, o che non ne ho alcuna di alcun valore.

Al viaggio si danno molti significati e forme. Anche la forma stessa della catalogazione può variare a seconda dei criteri, e i criteri applicabili sono davvero tanti. Così ho trovato il viaggio eroico e non, di chi cerca (ad esempio Gilgamesh cerca la fama; gli ebrei, la terra promessa; Percivaldo, il Sacro Graal, e così via), di chi deve andare via (come l'esiliato) e di chi torna (Ulisse). C’è chi viaggia nello spazio, e chi nel tempo; chi nella realtà di tutti i giorni, e chi nel reame dell'onirico.

C’è chi viaggia solo con la mente (ad esempio usando l'immaginazione o la memoria) e chi solo con il corpo (questo è il caso del nostalgico, che lascia la mente a casa). C'è il viaggio scientifico, quello filosofico, quello religioso; il viaggio che trasforma e quello in cui ci si ritrova. Ho perfino trovato venti pagine sul tema del viaggio spermatico. C'è il pellegrino, il viandante, il curioso, l'esploratore, e infine, c'è il turista. Ci siete, forse, anche voi.

Questa straordinaria ricchezza dimostra la complessità di questo fenomeno, che è archetipo, nel senso che è una delle forme originarie dell'umano inconscio collettivo, e che, secondo Jung, si manifesta in varie forme non solo in sogni e miti, ma anche nella maniera in cui esistiamo e comprendiamo il mondo. Quindi, non ho nessuna intenzione di diminuirne l'importanza. Quello che rifiuto è la riduzione del viaggio all’aberrazione del viaggio turistico.


L’IRRIMEDIABILE TIRANNIA DEL PARTICOLARE

Tra tutte queste categorie, quella che sembra più rappresentativa dei moderni viaggiatori è quella del turista in cerca di conoscenza. Ogni turista, se interrogato, mai si rispecchierà nella descrizione data da Anthony Trollope, alla fine dell’Ottocento, del turista che desidera imparare tutto… facilmente, pensando che andare lontano da casa, sia la via maestra verso la conoscenza. Questa, conclude Trollope, è solo illusione. Invece di ritornare più saggio, il turista ritorna più erudito, il che lo rende noioso e tronfio.

No, il turista illuminato pensa di ritornare più saggio, avendo saputo collegare i dati della conoscenza con l'aspetto umano e il contesto sociale. Ritorna pensando che la conoscenza di se stesso si certifica e si migliora attraverso la conoscenza degli altri, il che implica lo sconfinamento, anche fisico, in altre culture.

Marcel Proust parlava di questa dislocazione fisica come della tirannia del particolare. Sartre la riteneva un imperativo estetico: qualsiasi prodotto culturale, nel suo senso più ampio, deve essere consumato sul posto. La musica jazz è l'esempio usato da Sartre, ma tutto rientra nell'esperienza del particolare. Non si visita un palazzo, una casa, una spiaggia, una piazza, in genere, ma si visita questo palazzo, quella spiaggia.


MICROSCOPI, TELESCOPI, DIAPOSITIVE

Quella spiaggia particolare si identifica necessariamente con il contatto fisico, il suo odore, il colore della sabbia, visto ad una certa ora di un giorno particolare, da un certo punto di vista, eccetera. Il numero delle variabili (cioè delle condizioni che rendono unica e particolare ogni esperienza) è pressochè infinito.

Per me, però, questa tirannia dispiega solo più chiaramente ragioni a favore dello starsene a casa. Se ogni spiaggia di questo mondo può dare origine ad una infinità di esperienze particolari, rimane oscura la ragione per cui non mi sia dato di accontentarmi dell'infinita particolarità della spiaggia di casa mia. Ogni granello di sabbia, può assumere le dimensioni di un pianeta, scriveva Carlos de Oliveira. Se voi non riuscite ad usare il microscopio, invece del telescopio, siete voi che perdete, non io.

Su questo piano si pone anche, insolubile, il problema della sua comunicabilità. Non c'è modo, non c'è foto o film, che possa riprodurre tale unicità. Quindi, il rito delle foto e diapositive, al vostro ritorno, può anche dare adito al sospetto di vuota erudizione o d’un bisogno di essere ammirati, che è segno di insicurezza. Non a caso Seneca critica il turismo della Pax Romana come un distratto vagabondare, osservando come la psicologia del turista sia basata su una costante insoddisfazione del presente.





TUTTO CIÒ CHE SI PERDE VIAGGIANDO

Nel viaggio i viaggiatori conoscono, e si conoscono nell'incontro con l'Altro. Il viaggio si presenta come un atto in cui dati vengono trasferiti dal mondo alla nostra mente, come quando leggiamo un libro. A quest'idea del mondo come un grande libro, comunque, si accompagna un preconcetto importante: che nel viaggio c'è solo la possibilità di acquisire, non di perdere.

Lasciamo da parte il fatto che nell'abbandonare i luoghi familiari, i rischi per la propria incolumità aumentano. Per esempio, la visita a un luogo sacro può causare gravi danni alla salute, se effettuata senza la conoscenza, da acquisire prima del viaggio, di ciò che viene considerata una profanazione (come camminare in una moschea con le scarpe). Comunque, più di questi pericoli, c'è da considerare una perdita ben più grave, di proporzioni più ampie dell'universo stesso: nel viaggio si restringono i limiti della immaginazione.

Quanto danno, per esempio, hanno causato quei primi passi sulla Luna? Come scrisse una poetessa napoletana, Marina Mariani: "La meraviglia non è andare sulla Luna. La meraviglia è la Luna". Pensare che andare sulla Luna sia meraviglioso è il risultato di una mente tecno-turistica. Quanti miti distrutti, divinità demistificate, storie ed esseri diventati leggendari (cioè destituite della propria importanza). L'Africa e l'Oriente, una volta, erano industrie del mistero per la mente occidentale.


PAGINE STRAPPATE NEL LIBRO DEL MONDO

Un intero corpo poetico, un intero tipo di sapere e vivere, viene sistematicamente sradicato dal viaggiatore. Il turista è un realista: non s'aspetta di trovare un tesoro laddove l'arcobaleno tocca terra. Questo è il punto: Ci sono libri che, a leggerli, si impara, e ce ne sono di quelli che, per imparare, bisogna lasciarli chiusi. Il libro del mondo ha, certo, molte meno pagine da quando il turismo è diventato una delle industrie più remunerative di questo e del passato secolo.

Oltre alla distruzione della sfera mitica, il turismo è causa principale della sterilità culturale di interi popoli. Marinetti, il futurista, in un suo scritto, suggerì di distruggere Venezia. Non era pazzia fascista, ma un grido d'allarme sulle conseguenze di una dipendenza sempre più forte dal passato, dal già creato. E’ la Venezia del turista, che dipende dal turista, che deve essere distrutta, per liberare il genio Italico dalle catene dei facili guadagni.

In Europa, solo la Francia sembra essere capace di creare qualcosa che non odori di statunitense. Per ritrovare la capacità di ricreare la propria identità, ogni santissimo giorno, l'Italia, vittima del turista globale, dovrebbe essere distrutta.


IL PRINCIPIO DEL TURISTA QUANTISTICO

Il fisico tedesco Werner Heisenberg formulò, nel 1927, un principio ancora valido nella meccanica quantistica, conosciuto come principio di incertezza o indeterminatezza. Secondo questo principio di Heisenberg è impossibile specificare simultaneamente la posizione e il momentum di una particella, per esempio un elettrone, con precisione. Più accurata è la misura di una di queste quantità, meno accurata risulta la misura dell'altra. Ciò comporta l'abbandono dell'ideale classico della calcolazione esatta, uno dei risultati più importanti della rivoluzione quantistica, basata sul calcolo probabilistico.

Questo principio ha avuto ripercussioni importanti anche in filosofia, e secondo me, si deve anche applicarlo alla filosofia del viaggio, dopo averlo tradotto così: il turista osservante influisce sulla realtà del luogo turistico osservato. Ciò che il turista osserva non è mai esattamente la realtà del luogo come sarebbe senza il turista.

La chiesa che il turista visita si trasforma in un luogo ben diverso da quello vissuto dal fedele ossequiante. Gli dei fuggono appena egli mette piede nel luogo dove abitano. Il sacro si trasforma in profano. Moltiplicate questo risultato per il numero di luoghi dedicati al turismo e aggiungete tutti i servizi collaterali (alberghi, aereoporti, ospedali, ristoranti) che fanno del turismo la prima industria nel mondo.


L’EVANESCENTE PUREZZA DELL’INDIGENO

E’ un paradosso: da una parte il turista ricerca la purezza di luoghi sperduti; dall'altra, una volta trovati, distrugge ogni purezza. Nel suo libro Tristi Tropici, Levi-Strauss racconta la storia di un popolo che viveva nella foresta amazzonica, i Nambikwara, che egli considerava l'ideale della purezza primitiva.

Dopo alcuni giorni d'osservazione, notò che alcuni abitanti, vedendolo scrivere, si divertivano a imitarlo, facendo segni sulla terra. Ancora più allarmante era il comportamento del capo dei Nambikwara che, capendo l'utilità della scrittura, fece circolare la notizia (falsa) della sua capacità di scrivere. Il capo sa scrivere, quindi possiede un nuovo potere.

Levi-Strauss notò, con disappunto, che il capo si premuniva così da ogni tentativo di delegittimare la sua autorità. Ma quello che è peggio è che la silenziosa operazione della scrittura frantumò la naturale integrità di questa gente cambiandola per sempre.


OGNI VIAGGIO È CIRCOLARE

Parto del principio che l'umana conoscenza funzioni così: possiamo conoscere il nuovo solo se esso ha qualche elemento familiare o familiarizzabile. In altre parole, senza saperlo, dovunque andiate, vi portate dietro la vostra casa, il vostro domus o oikos, nel greco di Aristotele, che ha scritto di questo problema. Il viaggio è illusione perchè mai sconfina la portata dell'oikos.

La vostra casa non smette mai di funzionare come centro di riferenza, come quando diciamo, quello mi ricorda questo o non ho mai visto una cosa simile. L'oikos è origine e fine, alfa e omega. A questo proposito, è Baudolino, protagonista d'un un libro di Umberto Eco, l'eroe che si rifiuta di accettare la fine del viaggio come dell'eliminazione del confine tra realtà e finzione. Baudolino è l'anti-turista per eccellenza.


IL MITICO ALTRO (A CASA SUA)

I turisti illuminati non accetteranno questa funzione dell'oikos, questa sterilità del viaggio, ma insisteranno che la grande promessa del viaggio è l'incontro con l'Altro, e che questa promessa non è vana. Loro ne sono la prova: loro quest'Altro l'hanno incontrato. Però, se provo a descriverlo quest'Altro m'appare come una rivelazione mistica, una luce che, puntata verso la ricca diversità del mondo umano, allo stesso tempo rischiara, paradossalmente, la grande verità di una unità cosmica. Ma quanta leggerezza in questa credenza, e quanta ingenuità intellettuale.

Prima di tutto l'Altro non è sempre piacevole, anzi può essere visto come qualcosa da evitare, come la peste. Mi riferisco al mondo dei cretini, per esempio, che una certa retorica cristiana e marxista ci vuole far accettare come un mondo abitato da fratelli. Mi riferisco anche al mondo degli intolleranti, di chi è turista nel senso più visibilmente violento, usando armi al posto dei soldi (le armi del turista) per ad-dom-esticare il diverso.

Mettiamo, comunque, che davvero siamo capaci di incontrare l'Altro a casa sua. Cosa succederebbe in questo caso? Qual è la consequenza di ogni vero contatto? La risposta è che ogni vero contatto implica una trasformazione. L'Io si trasforma nell'Altro, e l'Altro nell'Io. Conoscere davvero significa diventare l'oggetto conosciuto.

Nel film Mediterraneo troviamo un esempio di questa trasformazione. I soldati Italiani abbandonati e completamente isolati in una piccola isola greca diventano sempre più come gli abitanti dell'isola, fino all'immedesimazione. Ma ecco che la possibilità di conoscere del turista coscienzioso viene limitata severamente proprio dai criteri che guidano la dissoluzione dell'identità originaria. Il viaggio del turista viene regolato dai soldi, dal tempo, e da tutto quello che ci portiamo dietro da casa nostra.


LA BROCHURIZZAZIONE GLOBALE

Tutto può diventare oggetto turistico. A Parigi, si organizzano viaggi del sistema fognario; in altri paesi, si organizzano viaggi in complessi industriali; negli USA, si organizzano viaggi nel cuore del sistema difensivo militare. Il risultato di tutto questo è la globalizzazione del turismo. Un certo Leed nota che il turismo è diventato come l'attività di un prigioniero che cammina in una cella già marcata dal passaggio di altri prigionieri liberi come lui. Cosa è mai sfuggito a questa brochurizzazione globale?

Mi viene in mente il mondo della povertà più vergognosa, il mondo del crimine, la malattia, il mondo dei disperati. Eppure il turista è oggi lo strumento con cui si globalizza anche ciò che sfugge ed è sfuggito. Perchè il turista è industria, cultura, civiltà, e il crimine e la povertà possono anch'essi diventare luogo turistico. Portando tutto a casa, si potrebbe dire che Cristo, purtroppo, non s'è fermato a Eboli.


COLTIVARE IL PROPRIO GIARDINO

Ci sono due variabili nell'essere del turista, due grandi instabilità: il tempo e lo spazio. Nel muoversi, il tempo passa, e nel passare temporale, lo spazio si trasforma. Il turista parte per un viaggio di una settimana per visitare l'India, e ritorna a casa per non riconoscere i piccoli cambiamenti che hanno trasformato la sua casa, il suo paese. Così oltre ad aver interrotto il contatto quotidiano con ciò che solo è veramente nostro e reale, si avvolge di un vuoto simulacro (l'India visitata in una settimana). E questa illusione, la chiama e la sente come un arricchimento, una conoscenza.

Io, da parte mia, sono molto sensibile ai piccoli cambiamenti quotidiani, alla porta che scricchiola, al mio bicchiere preferito che ieri s'è rotto dopo anni di onorato servizio. E’ in questo ambientamento nel reale, mutevole quotidiano che mi sento più vivo e vero, più vicino alla sola possibile divinità che mi è permessa. Alla vostra migrazione annuale, io contrappongo il Candido di Voltaire, che alla fine d'orrende disavventure, ci ricorda che solo è necessario coltivare il proprio giardino.

Anch'io ho il mio giardino. Anzi preferisco pensare ad una spiaggia, chiusa ai turisti, ma aperta agli amici. Questa spiaggia non è qui o lì, ma si dispiega inspiegabilmente in certi strani momenti. Non ci organizzo visite guidate e non c'è biglietto da pagare. In questa spiaggia, non ci sono alberghi, ristoranti, ospedali, aereoporti, valigie, orari d'apertura e di chiusura. In questa spiaggia, solo si moltiplicano le piccole epifanie del dettaglio quotidiano: come quella piccola duna, ieri alzata dal vento e oggi appiattita dall'onda.


 

Il sito della rivista Diogene. Filosofare oggi.

Si ringrazia per la collaborazione la rivista Diogene. Filosofare oggi. N°4

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